Omaggio a TELEMACO SIGNORINI ( Firenze, 18 Agosto 1835 – 10 Febbraio 1901)

Oggi dedichiamo l’omaggio ad uno degli artisti più interessanti dell’Ottocento italiano: Telemaco Signorini. Tra i Macchiaioli può essere considerato l’artista più internazionale e più aperto all’approfondimento di tematiche varie e differenti. Figlio di Giovanni, pittore del Granduca di Toscana, riceve una formazione decisamente accademica, e ben presto allaccia rapporti con gli artisti che si riunivano al Caffé Michelangelo di Firenze diventandone un elemento di spicco.

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Il Caffè Michelangelo, A. Cecioni, 1861

Il gruppo di artisti elabora un nuovo modo di fare pittura, che esalta l’osservazione dal vero, procedendo per macchie di colore in alternativa al classico disegno chiaroscurale, un detrattore gli affibbia il nome dispregiativo di Macchiaioli ma è proprio Telemaco Signorini ad appropriarsene e a farne un manifesto.

Il nostro artista partecipa alle guerre d’Indipendenza del 1859 e ci lascia alcune opere realistiche che documentano la sua esperienza sui campi di battaglia:

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Artiglieria toscana a Montechiaro salutata dai francesi feriti a Solferino, T. Signorini, olio su tela, 1860, coll. privata

Dopo l’esperienza della guerra risorgimentale Telemaco viaggia lungamente, nel 1861 è a Parigi dove incontra Corot e Troyon e viene intensamente colpito dal Realismo di Courbet. Al suo ritorno in Toscana si associa in particolare a Lega e con lui fonda la scuola di Pargentina, qui si concentra sulla pittura dal vero e affronta tematiche di grande impegno sociale come la Sala delle agitate al manicomio, in cui la monocromia sostanziale suggerisce un parallelo con le incisioni di Daumier.

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La sala delle agitate al San Bonifazio in Firenze, T. Signorini, 1865, Galleria d’Arte Moderna, Venezia

Del resto lo stesso Signorini utilizzò ampiamente la tecnica dell’incisione come è possibile apprezzare nell’acquaforte del Quercione alle cascine di seguito riportata:

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Il Quercione alle cascine, T. Signorini, 1862-66, acquaforte

Per ulteriori approfondimenti puoi cominciare da qui.

Omaggio a LARRY RIVERS ( New York, 17 Agosto 1923 – 14 AGOSTO 2002)

Oggi parliamo di un protagonista del XX secolo che ha operato tra l’Espressionismo Astratto e la Pop Art e che ben rappresenta l’artista della Grande Mela che si esprime con tutti i linguaggi e le tecniche possibili e immaginabili. Larry Rivers oltre a occuparsi di arte visiva è anche un musicista jazz, un regista e occasionalmente un attore.

Nasce nel Bronx da una famiglia di origini ebraiche, il suo nome è Yitzroch Loiza Grossberg, sceglie il più semplice Larry Rivers quando comincia a fare della musica una professione. Dal 1945 studia alla Hans Hoffman School (diretta da uno dei maestri dell’Espressionismo Astratto), il suo maestro è William Baziotes ma ha modo di conoscere Pollock e DeKooning. In ogni caso si avvicina da subito allo spirito della Pop Art, riproducendo oggetti della vita quotidiana.

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Brushed Camel, L. Rivers, litografia, 1978-1990

I suoi contatti, vivendo nei primi anni ’60 all’Hotel Chelsea di New York, sono di grande importanza, in particolare quelli con la cerchia di Andy Warhol e il rapporto con Yves Klein, principale esponente del Nouveau Réalisme. Uno dei tratti più caratteristici dell’opera di Rivers è quella di richiamare l’arte del passato affiancandola in modo “scandaloso” con il presente, anche quando si tratta di elementi banali e privi di valore. Un esempio del modo di procedere dell’artista è Dutch Master and cigars del 1963:

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Dutch Master and cigars, L. Rivers, olio su tela, Rivers fundation, New York, 1963

Accostare il grande capolavoro di Rembrandt e una confezione di sigari è il gesto tipico della Pop Art, quello di portare sullo stesso piano ciò che da sempre è stato separato, di mettere insieme serio e faceto, evidenziando tutte le contraddizioni del mondo contemporaneo.

Negli ultimi anni di attività ha dedicato maggiore attenzione alle sue origini ebraiche e al dramma della Shoah, in questo contesto ha realizzato alcune opere che ritraggono il nostro Primo Levi esposte da alcuni mesi al Castello di Gamba a Châtillon in Valle d’Aosta e fino al 23.09.2018. Le stesse sono normalmente presenti nella collezione della Pinacoteca Agnelli di Torino.

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Survivor, L. Rivers, 1986

Per ulteriori approfondimenti qui.

Invece se volete seguire un interessante documentario sul maestro vi consiglio questo video.

I volti dell’anima: omaggio a BARTOLOMEO CESI (Bologna, 16 agosto 1556 – 15 agosto 1629)

Bartolomeo Cesi, l’artista a cui dedichiamo oggi il post, è uno dei principali campioni dell’arte religiosa regolamentata dalla Controriforma, ossia dall’autorevole voce del Cardinale Paleotti che, con il Discorso intorno alle immagini sacre e profane, definisce  un nuovo canone per la pittura da cui siano bandite le tracce di nudo o di lascivia, in quanto le opere d’arte liturgiche sono mediatrici degli stessi contenuti religiosi e non devono distogliere il fedele dal pensiero cristiano.

Gli inizi del Cesi sono stati tuttavia più manieristici, accostabili alla leggerezza delle narrazioni ariostesche, accanto ai fratelli Carracci, con gli affreschi della Galleria di Palazzo Fava, decorata con le storie dell’Eneide.

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Enea trova il ramo d’oro, Bartolomeo Cesi, Palazzo Fava, Bologna, 1584-85 ca.

In seguito il suo stile si fa più sobrio e veristico, si accosta certamente all’Accademia dei Carracci e si fa influenzare dai dettami della Controriforma. Il nuovo stile è chiaramente espresso in uno dei pochi ritratti attribuibili all’artista bolognese, Il ritratto di giovane dama conservato nella Pinacoteca di Bologna, dove i tratti fisionomici non sono generici e i dettagli dell’acconciatura e dell’abito sono trattati con molta cura.

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Ritratto di giovane dama, B. CESI, olio su tela, ca. 1585, Pinacoteca Nazionale, Bologna

Gran parte delle opere di Bartolomeo Cesi sono inserite in contesti religiosi o in ogni caso elaborate in origine per essi. Eliminato ogni elemento decorativo che possa distogliere dalla riflessione devota, nelle sue opere emerge l’essenziale a favore della comprensibilità dell’opera che deve porgere il suo messaggio anche ai fedeli meno istruiti con la massima semplicità.

Il ciclo decorativo della Certosa di San Gerolamo offre un chiaro esempio del punto d’arrivo della pittura del Cesi.

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Crocifissione, pannello centrale, 1612-16, Certosa di San Girolamo, Bologna

Pittura che poggia su studi dettagliati dei particolari, su cromie tenui e un’accurato impiego di forme e linee che gli derivano dallo studio approfondito della pittura toscana dell’ultima parte del XVI secolo.

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Incarnazione di Maria Vergine in sant’Anna come Immacolata Concezione (particolare), olio su tela, 1593-95 ca.,  Pinacoteca Nazionale di Bologna

Per ulteriori approfondimenti è possibile partire da qui.

 

I VOLTI DELL’ANIMA: omaggio a WALTER CRANE (Liverpool, 15 agosto 1845 – Horsham, 14 marzo 1915)

I cavalli di Nettuno
I cavalli di Nettuno, olio su tela, Walter Crane, 1892, Neue Pinakothek, Monaco

Walter Crane è un poliedrico artista inglese che merita di essere ricordato per la creazione di visioni fiabesche capaci di ispirare e nutrire il mondo dell’illustrazione di fiabe e racconti per l’infanzia a cominciare dalla galassia Disney.

Autoritratto
Autoritratto a 21 anni, Walter Crane

Il suo maestro, l’incisore William James Linton, lo introduce all’arte dell’illustrazione  e lo accosta all’arte dei Preraffaeliti, in particolare quella di Edward Burne Jones. Con quest’ultimo collabora alla creazione di alcune opere e condivide tematiche e istanze stilistiche con uno spirito di  comunione e fratellanza che prefigura il movimento originario dell’Art Nouveau inglese: le Arts and Crafts.

Ma Walter Crane, oltre ad essere un artista completo e anche un mirabile illustratore: una sorta di mediatore tra la parola scritta e l’immaginazione del lettore. Il successo di molte storie, dei tanti romanzi che caratterizzano gli ultimi secoli della letteratura mondiale e delle successive trasposizioni cinematografiche è sicuramente dovuto alla capacità immaginativa degli illustratori che, spesso da dietro le quinte, determinano il successo e la diffusione dei testi.

Le prime illustrazioni di Crane sono di carattere naturalistico ed accompagnano gli studi storici e scientifici di John Richard de Capel Wise raccolti nella pubblicazione di: The New Forest.

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The New Forest, incisione pagina 60, Walter Crane, 1863 

 

Influenzato da William Morris lavora a svariate opere di design dalle ceramiche ai tessuti, crea opere più classiche da presentare al grande pubblico durante tutto il corso della sua carriera, senza mai rinunciare alla carica fantastica. Ne sono esempio The Lady of Shallot del 1862

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The Lady of Shallot, W. Crane, olio su tela, 1862, Yale Center for British Art, New Haven

il delicato Ritratto della moglie del 1882, Mrs. Crane o i Cavalli di Nettuno del 1892 che abbiamo inserito in apertura del post.

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Ritatto della Moglie, Mrs. Crane, W. Crane, 1882, Museo d’Orsay

i Cavalli di Nettuno del 1892 che abbiamo inserito in apertura del post. Ma l’originalità di Walter Crane si esprime soprattutto nei libri di fiabe illustrati, con Edmund Evans intraprese una serie di pubblicazioni molto innovative che lasceranno un modello fondamentale per i futuri illustratori di libri per l’infanzia. Particolarmente interessanti sono Il principe ranocchio, La bella addormentata nel bosco, Il Principe felice di Oscar Wilde.

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Il Principe Ranocchio, W. Crane, illustrazione, 1873

Il suo stile più narrativo e spontaneo, che guarda alle illustrazioni orientali, riscosse grande successo nel pubblico di ogni età.

LETTURA OPERA: LA “RESURREZIONE DI CRISTO” DI PIERO DELLA FRANCESCA.

La lettura di una delle icone del Rinascimento italiano: la Resurrezione di Cristo di Piero della Francesca

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LA “RESURREZIONE DI CRISTO” DI PIERO DELLA FRANCESCA

di Filippo Musumeci

  • Opera: “Resurrezione di Cristo”
    – Anno: 1459-65 ca.
    – Affresco, 225 x 200 cm.
    – Collocazione: Borgo Sansepolcro, Museo Civico di Palazzo dei Conservatori.
    «E nel Palazzo de’ Conservadori un Resurrezione di Cristo, la quale è tenuta dell’opere che sono in detta città e di tutte le sue, la migliore.» (Giorgio Vasari, Vita di Piero della Francesca, 1550-68).

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Certo che quel furbastro del Vasari la sapeva lunga…e ci vedeva lungo!!! Possedeva il talento dell’indagine attenta e scrupolosa, la tecnica dell’affondo deciso: mirava e faceva centro sul bersaglio!! Con questo non oso assolutamente asserire che le altre creazioni del genio di Borgo Sansepolcro facciano pietà! Per carità di Dio, vi prego di non fare equazioni! Ma vero è (o almeno per il sottoscritto appare) che l’affresco in questione è “lungamente” osannato dalla storiografia dell’ultimo mezzo millennio fra le opere…

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