Tutti gli articoli di emanuelacapodiferro

Dire che amo l'arte sarebbe scontato scrivendo su un blog dedicato ad essa, potrei dire quali sono le mie ulteriori passioni ma la lista sarebbe lunga e tedierei il lettore. Però posso dire cosa proprio non amo: le zanzare, il calcio e l'indifferenza.

Arte al femminile

Le donne sono un soggetto dominante nell’arte fin dai tempi preistorici: rappresentate come fanciulle, madri, dee e seduttrici hanno sempre stimolato l’immaginazione e la creatività di generazioni di artisti. Molto più rare le donne che hanno praticato l’arte. Nell’antichità abbiamo solo i nomi citati da Plinio il Vecchio nell’Antichità o da Boccaccio nel Medioevo: Timarete, Kalypso, Hirene, Aristarete, Iaia e Olympas.

Dettaglio di una miniatura di un’antica artista greca: Timarete dipinge la dea Diana. (1400-1425 ca), Londra, British Library 

Non ci restano opere o forse, più verosimilmente, non siamo in grado di sapere se l’anonimo autore di un’opera sia un uomo o una donna in quanto per secoli, fino all’età rinascimentale firmare un’opera non era una prassi comune. Tuttavia nel Medioevo le donne dipingevano e a loro volta spesso venivano “ritratte” in scene miniate come quella di Timarete o nel manoscritto realizzato dalla famosa Ildegarda di Bingen che si autoritrae in un angolo della pagina miniata.

L’influenza esercitata sulla terra dalle sfere del fuoco, dell’aria e dell’acqua – Ildegarda di Bingen, Liber Divinorum Operum (copia della prima metà XIII sec.) Biblioteca Governativa di Lucca

In età moderna le donne pittrici sono più frequenti ma solo poche raggiungono una fama tale da arrivare fino a noi; nel nostro blog sono state spesso presenti e oggi ne vogliamo ricordare alcune a partire dalla famosissima Artemisia Gentileschi, celebrata in questi giorni in una splendida e imperdibile esposizione a Napoli, capace di raccogliere con eccezionale impeto la grande lezione di Caravaggio.

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria, 1616, National Gallery, Londra

In questo spazio abbiamo accolto anche Sofonisba Anguissola, artista cremonese che nel XV secolo dipinse molti ritratti e riuscì con caparbia a scalare i vertici della società dell’epoca pur provenendo da una famiglia modesta.

Sofonisba Anguissola, Partita a scacchi, 1555, Narodowe Muzeum, Poznań

Lavinia Fontana, manierista emiliana, famosa ritrattista e autrice di notevoli opere con tematica biblica di cui abbiamo parlato tempo fa nel nostro blog.

Ritratto di nobildonna, L. Fontana, 1580, National Museum of Women in the Arts, Washington

Rosalba Carriera che con le sue opere esprime con ineguagliabile delicatezza la società veneziana rappresentata nelle commedie di Goldoni

Rosalba Carriera, Autoritratto con il ritratto della sorella, 1715, Firenze, Galleria degli Uffizi

e infine la rivoluzionaria e raffinatissima Tamara de Lempicka che ci ha raccontato in una serie di articoli il nostro storico dell’arte preferito: Filippo Alberto Musumeci.

Buon 8 Marzo!

Da vedere tra Febbraio e Marzo

Bosch a Milano

Bosch e un altro Rinascimento è una mostra imperdibile, fino al prossimo 12 marzo è possibile visitarla e godere di un’esperienza decisamente unica. Il mondo surreale e capovolto di Bosch e di altri artisti straordinari che decidono di seguire una via poco ortodossa ma capace di esprimere l’altro volto del Rinascimento, quello misterioso, fantastico e irrazionale. L’allestimento è molto coinvolgente, ai capolavori del maestro fiammingo si richiami al mondo della magia, animali rari ed esotici come l’elefante ma a colpire e turbare sono soprattutto le potenti visioni infernali.

Le tentazioni di Sant’Antonio, 1510-15 ca., Museo National del Prado, Madrid

Van Gogh a Roma

Vincent ci aspetta a Roma a Palazzo Bonaparte
fino al 26 marzo 2023. Il percorso espositivo propone cinquanta opere provenienti dal museo olandese di Otterlo ed è dedicato non solo al pittore ma all’uomo Vincent Van Gogh. Le opere presenti raccontano l’intera evoluzione dell’artista dalle rappresentazioni scure e terrose degli esordi con i contadini olandesi immersi nel duro lavoro,

Il Seminatore, 1888, Kröller-Müller Museum, Otterlo

ai quadri ricchi di colore che realizza spostandosi nel Sud della Francia a partire dal 1887 come Il Seminatore del 1888 o il Giardino dell’ospedale a Saint-Rémy del 1889. Non mancano opere che esprimono tutto il mal di vivere di Vincent come il Vecchio disperato dipinto nel 1890, l’anno della sua morte prematura.

Il Vecchio Disperato, 1890, Kröller-Müller Museum, Otterlo

Pittori di Pompei

A Bologna, presso il Museo Civico  Archeologico, fino al 19 Marzo 2023, possiamo visitare i capolavori pittorici provenienti dal Museo Archeologico di Napoli. I capolavori delle Domus di Pompei ci raccontano i miti ma anche le scene di vita quotidiana. Sono esempio di tecnica pittorica rapida, vivace e tuttavia capace di rendere spazi tridimensionali, di imitare le più svariate materie e di rappresentare nelle figure umane tutti i moti dell’anima.

Achille a Sciro (Da Pompei, Casa dei Dioscuri. Ulisse riconosce Achille, travestito da donna, tra le figlie del re Licomede a Sciro).

Il classico atleta

L’idea del nudo

I Greci vivevano in un mondo abitato di immagini e un buon numero di queste erano figure nude maschili. Il fatto non dovrebbe sorprenderci perché oggi viviamo nell’era dell’immagine e, tuttavia, ci sono delle profonde differenze in quanto le nostre rappresentazioni sono apparizioni rapide e fugaci, mentre quelle greche erano immaginate per rendere eterni i protagonisti o rendere protagonisti “eterni” come le divinità. Inoltre l’opera d’arte nell’antichità, in particolare la statua di una figura, era qualcosa di vivo e partecipe nella vita sociale quotidiana: Atena in marmo pronta ad attaccare con la lancia era ritenuta davvero un baluardo contro eventuali nemici.

Athena Promachos, bronzo,  500–475 a.C. ca., Museo della Biblioteca Nazionale di Francia, Parigi

Le figure nell’arte greca erano il soggetto predominante, solitamente nude o vestite, in modo che le loro caratteristiche fisiche fossero visibili, traducevano l’attitudine della civiltà delle poleis a mettere al centro di ogni attività politica l’incontro tra persone e talvolta lo scontro tra persone; se una questione non poteva essere risolta con il dialogo si doveva usare il corpo, lo scontro fisico, la guerra. Questo ci fa capire quanto il corpo bello e sano fosse importante e come da ciò scaturisca il concetto base dell’estetica greca “Kalos kai agathos” – bello e buono – caratteristiche del soggetto al vertice della società “democratica”, che doveva essere dotato di agilità, vigore e bellezza per poter competere al meglio in combattimento o nelle gare olimpiche.

Gli atleti

Il Discobolo, copia romana, II secolo d.C., da un originale greco dello scultore Mirone del 450-440 a.C. , Roma, Museo Nazionale Romano

Le raffigurazioni di atleti, così frequenti nell’arte greca, sono legate al culto del bel corpo, appena descritto, e a quella pratica di iniziazione dei giovani attraverso la relazione omoerotica con un uomo adulto che non era tanto una pratica sessuale quanto sociale, tipica dei ceti egemoni; partendo da questi presupposti molti capolavori dell’età classica sono queste figure nude realizzate con uno straordinario livello tecnico e con studio attento dell’anatomia.

La stilizzazione dei periodi più arcaici si diluisce sempre più a favore della ricerca di naturalezza, i kouroi e le korai acquisiscono gradualmente dinamicità e realismo, pur restando nel canone delle proporzioni matematicamente calcolate che permettevano alle figure di raggiungere armonia e bellezza. Nel V secolo a.C. lo sperimentalismo di forme scultoree sempre più ardite, nel rappresentare il corpo in azione, si traduce in opere come quelle di Mirone, l’autore di una delle statue di atleta più famose: il Discobolo. La tensione degli arti si rileva nella flessione in avanti degli arti inferiori contrapposti alle braccia e alla testa piegate all’indietro nello slancio della prova. Le forze opposte realizzano un equilibrio assoluto nel tempo e nello spazio.

Il Discobolo Townley, copia romana, II secolo d.C., da un originale greco dello scultore Mirone del 450-440 a.C. , Londra, British Museum

Il gioco delle forze opposte diventa perfetto e insuperabile nell’opera di Policleto che nella figura stante del Doriforo, probabile rappresentazione di Achille, segue uno schema contrapposto: la gamba libera poggia solo la punta del piede e, il braccio ad essa corrispondente, stringe la lancia ed appare quindi contratto per lo sforzo, dall’altra parte, alla gamba, su cui poggia tutto il peso, corrisponde il braccio rilassato.

Policleto, Doriforo, copia in marmo, I sec. a.C, dall’originale del 440 a. C MANN, Napoli

Policleto riesce a conciliare dinamicità e staticità nella figura del chiasmo. Si tratta di una esplicita rappresentazione delle sue teorie esposte nel Canone, il trattato in cui Policleto definì il suo concetto di bellezza. La fortuna del Doriforo è testimoniata non solo dalle numerose copie romane ma anche dall’utilizzo dello stesso schema per la realizzazione della statua-ritratto ufficiale dell’imperatore Augusto vestito di corazza e con il braccio levato.

Augusto di Prima Porta, copia marmorea di un originale bronzeo creato poco dopo il 20 a.C., Musei Vaticani, Roma

Gli originali

Non è semplice stabilire gli snodi temporali dell’evoluzione della statuaria nell’antica Grecia, anche perché buona parte degli studi deve prendere in esame delle copie di epoca romana. Sappiamo che gli originali erano in bronzo e tale materiale è stato spesso soggetto a pratiche di fusione per la creazione di altri oggetti. Il ritrovamento dei Bronzi di Riace, nel 1972, ha per questo motivo un valore eccezionale .

Le figure rappresentano probabilmente guerrieri eroici, realizzate nel V secolo a.C., con dimensioni molto simili ma leghe differenti, risentono nelle proporzioni allungate delle caratteristiche del periodo severo ma la presenza delle forze contrapposte è indice che la “ponderatio” del Canone di Policleto non è molto lontana.

La statua A rivela una maggiore tensione sia nel volto contratto con i denti digrignati che nel corpo dalla muscolatura più evidente e in procinto di agire con impeto violento. Anche la capigliatura appare quella di un uomo più giovane e vigoroso, forse Aiace o un atleta vincitore.

La statua B evidenzia una minore tensione, rappresenta un uomo più posato, con una forza che è più interiore che esteriore, come doveva essere l’uomo greco vincitore dei barbari ma posto davanti alle nuove sfide del mondo greco la cui forza, la democrazia, era anche la sua maggior debolezza.

Bibliografia

  • HÖLSCHER T., Il mondo dell’arte greca, Giulio Einaudi editore, Torino, 2008
  • BEJOR G.; CASTOLDI M.; LAMBRUGO C., Arte greca: dal decimo al primo secolo a.C., Mondadori, Milano, 2013
  • SETTIS S., I Greci: Storia Cultura Arte Società, vol. II, Giulio Einaudi editore, Torino, 1997

Da vedere a Gennaio

Viaggiare e ammirare eventi artistici è uno dei maggiori piaceri sia per noi che pubblichiamo sia per voi che ci seguite (non abbiamo dubbi). Periodicamente spulciamo il web e le riviste dedicate per informarci ma potrebbe essere un’idea farlo insieme qui sul Parnaso. Qui alcune proposte, ci farebbe piacere ricevere i vostri suggerimenti.

Artemisia a Napoli

Proseguirà fino al 19 marzo 2023 la mostra su Artemisia Gentileschi allestita a Napoli presso le Galleria d’Italia, accogliendo sublimi capolavori come Susanna e i vecchioni o Giuditta e Oloferne, eroine dipinte da una pittrice coraggiosa che si colloca tra i più originali eredi del grande Caravaggio.

A sinistra l’Adorazione dei Magi dipinta da Artemisia nel 1636 e solitamente presente nella Cattedrale di Pozzuoli

Rubens a Genova

Fino al 5 febbraio 2023 al Palazzo Ducale di Genova possiamo visitare l’esposizione dedicata a Peter Paul Rubens e ai suoi rapporti con la città ligure. Numerose le opere che approdano in Italia per la prima volta, spiccano i ritratti femminili delle nobildonne genovesi, gli schizzi della città ligure e i monumentali dipinti di soggetto religioso.

Sotto particolare di P. P. RUBENS , San Sebastiano soccorso dagli angeli, 1601 ca., Galleria Corsini, Roma
A destra
Ritratto di Veronica Spinola Doria, 1606-7, Karlsruhe, Staatliche Kunsthalle

La Carità e la Bellezza a Milano

Ancora per pochi giorni, fino al 15 gennaio 2023, l’allestimento della mostra è gratuitamente visitabile a Milano nelle sale di Palazzo Marino. L’accesso guidato all’esposizione dei quattro capolavori rappresenta il fulcro di un più ampio percorso che prosegue nelle biblioteche del territorio milanese:

  • Madonna col Bambino di Sandro Botticelli
  • L’adorazione dei Magi di Beato Angelico
  • Madonna col Bambino di Filippo Lippi
  • Carità, scultura di Tino di Camaino

Sopra La Madonna con il Bambino di Filippo Lippi, 1466-69, Palazzo Medici Ricciardi, Firenze

Sotto Tino da Camaino, Carità, 1320 ca., Museo Bardini, Firenze

Friedrich Dürrenmatt: l’anticonformismo nell’arte

“L’arte, la letteratura, sono, come qualunque altra cosa, un confronto col mondo. Una volta afferrato questo, ne potremo intravedere anche il senso.” F. Dürrenmatt

Ho scoperto Dürrenmatt solo di recente, grazie al provvidenziale suggerimento di un collega, e inizialmente l’ho apprezzato per lo stile nitido e intensamente evocativo, per la capacità di esprimere il conflitto tra il bene e il male in tutta la sua atroce complessità e, infine, per le ambientazioni e le atmosfere che mi ricordano il mio paese natale: la Svizzera. La lettura de La promessa: un requiem per il romanzo giallo è stata davvero illuminante.

Dürrenmatt è infatti elvetico, nato a Konolfingen nel cantone di Berna, il 5 gennaio 1921, da un pastore protestante, a sua volta figlio del poeta e politico Ulrich. Si trasferisce a Berna nel 1935 e qui si diploma e intraprende gli studi universitari iscrivendosi alla facoltà di filosofia, lettere e scienze naturali. Prima di completare gli studi decide di dedicarsi all’attività di scrittura. La sua creatività si esprime sia nella narrativa che nel teatro e nella pittura, prediligendo spesso soluzioni ibride e decisamente originali.

Dürrenmatt F, Prometeo modella degli uomini, 1988, Centre Dürrenmatt Neuchâtel

I principali riferimenti letterari e drammaturgici sono da rintracciarsi in Brecht o più probabilmente in Beckett e Jonesco, dal punto di vista pittorico Dürrenmatt guarda all’opera di Goya, soprattutto il ciclo dei Capricci, le incisioni che deformano la realtà per rivelarne le pieghe più oscure e sconvolgenti, ma anche all’intensa stagione dell’espressionismo tedesco e alle visioni dell’amico Willy Varlin.

Nelle sue opere è evidente il senso di smarrimento dell’uomo di fronte alla labirintica città contemporanea e la capacità di osservare la realtà per rilevarne gli aspetti più inquietanti e grotteschi.

Friedrich Dürrenmatt, Labirinto II: Il Minotauro spaventato, 1974

Le sue opere di natura visiva affrontano i racconti della mitologia classica, in chiave allegorica, oppure prendono spunto dalle più avanzate idee scientifiche.

Dürrenmatt F., Gli Astronomi, 1952,

In alcuni casi si tratta di illustrazioni che accompagnano le sue narrazioni e tuttavia lui ne parla in questi termini:  

“I miei disegni non sono lavori accessori alle mie opere letterarie, ma i campi di battaglia disegnati e dipinti su cui si svolgono le mie lotte, le mie avventure, i miei esperimenti e le mie sconfitte di scrittore”.

Dürrenmatt è un artista ancora poco noto, morto a Neuchatel nel 1990, molti dei suoi lavori sono conservati in collezioni private ma una raccolta di tutto rispetto è sicuramente quella del Centre Dürrenmatt Neuchâtel dove di recente si sono tenute numerosi eventi di approfondimento e un’interessante conferenza che racconta il suo parallelo con il siciliano Leonardo Sciascia con cui lo svizzero condivide tematiche (il genere poliziesco e la riflessione sulla giustizia) e periodo storico.